Situazione dei C.A.S. (centri di accoglienza straordinaria per richiedenti asilo) a Firenze – 02.2017

Con questa breve panoramica, elaborata da addetti al settore, proviamo a chiarire quale è la situazione dei C.A.S. (Centri di accoglienza straordinaria) a Firenze. Le nostre critiche al sistema di accoglienza italiano, che si appresta a peggiorare ulteriormente con la gestione del Ministro Minniti, partono proprio da qui: dall’incapacità e dalla mancata volontà politica di gestire una situazione tutt’altro che anomala al di fuori dell’emergenza (basta guarda le cifre relative ai richiedenti asilo in altri paesi forniti dall’UNHCR).

Questura: si osserva il ritardo nel rilascio dei permessi di soggiorno, talvolta vengono consegnati alla scadenza o anche già scaduti. Inoltre si registra il cambiamento continuo, irrazionale e frenetico delle procedure riguardanti il rilascio del primo pds per richiesta d’asilo: prima veniva rilasciato il cosiddetto cedolino (ricevuta della richiesta del pds) e solo molti mesi dopo veniva rilasciato il pds (il codice fiscale veniva rilasciato in versione alfanumerica e definitiva dall’Agenzia delle Entrate); poi veniva rilasciata l’attestazione della presentazione della domanda di protezione internazionale valida come primo pds con l’indicazione del c.f. numerico provvisorio; adesso viene rilasciato un cedolino per circa una settimana e poi viene consegnato il pds con c.f. alfanumerico. Queste diverse procedure si sono susseguite nell’arco di sei mesi.

Esenzione sanitaria: si registra un’irrazionalità nel funzionamento dell’esenzione sanitaria per i richiedenti asilo. Infatti per i primi due mesi, periodo in cui i richiedenti asilo non possono svolgere attività lavorativa, viene concessa l’esenzione E02 tout court, poi può essere rinnovata solo per i successivi 6 mesi, ma tale rinnovo è subordinato all’iscrizione al Centro per l’Impiego per certificare lo stato di disoccupazione. Ma il Centro per l’Impiego non iscrive i richiedenti asilo senza residenza e non può iscrivere i richiedenti asilo con c.f. numerico provvisorio (che veniva rilasciato dalla Questura qualche mese fa). Quindi può succedere che alcuni richiedenti asilo abbiano l’esenzione solo per due mesi. In ogni caso, bene che vada, l’esenzione è riconosciuta solo per 8 mesi, mentre invece la procedura per il riconoscimento della protezione internazionale è molto più lunga (anche anni), e non a causa del richiedente asilo, ma a causa dei tempi e dei ritardi nella procedura. Questo comporta che le spese sanitarie siano a carico degli enti gestori dei CAS e, circostanza che si traduce nel fatto che molte prestazioni sanitarie non vengono effettuate ai danni dei richiedenti asilo (per esempio prestazioni dentistiche).

Tutto ciò è aggravato dal fatto che il codice ERA attribuito alla fascia di reddito minima non può essere rilasciato a chi ha fatto ingresso nell’anno in corso o nell’anno precedente per l’impossibilità di autocertificare il reddito prodotto all’estero.

Tutto questo caos e questi disfunzionamenti fanno parte del modello di accoglienza Toscano, del modello Rossi.

  • Residenza: alcuni Comuni (non il Comune di Firenze) fanno delle resistenze a concedere la residenza ai richiedenti asilo, mentre è un loro diritto, a causa del timore di ritrovarli in carico ai servizi sociali territoriali. Modello Rossi!

  • Sostanzialmente i CAS garantiscono vitto, alloggio e minima assistenza legale, quindi la sopravvivenza, mentre tutto il resto è rimesso alla buona volontà degli operatori (corsi di italiano, corsi di formazione, tirocini, le famose attività di volontariato, attività sportive, ecc.)

  • Per quanto riguarda il fulcro del Modello Rossi, ovvero le piccole strutture diffuse sul territorio si evidenziano le seguenti circostanze:

  1. Tali strutture derogano alle norme igienico-sanitarie e sulla sicurezza (in riferimento ai servizi igienici in rapporto al numero delle persone accolte, agli impianti non a norma, all’assenza di estintori, ecc.)

  2. Presenza di alcune strutture grandi e con molte persone accolte (anche più di 90!)

  3. Molte strutture sono concesse agli enti gestori in comodato d’uso gratuito, quindi la retta prevista a persona, viene percepita al netto delle spese di locazione, ma a questo non corrisponde un miglioramento delle condizioni di vita o un aumento dei servizi.

Si dà atto che in queste strutture gli utenti vengono inviati dalla Prefettura.

  • Situazione dei lavoratori degli enti gestori:

  1. in particolare le cooperative sociali ricorrono a lavoratori giovani o stranieri (questi ultimi impiegati soprattutto nelle portinerie), categorie facilmente ricattabili. Mossi dall’iniziale slancio emotivo verso i “bisognosi” richiedenti asilo, che li porta inizialmente ad accettare sacrifici richiesti dall’ente, quali trattenersi oltre l’orario di lavoro, movimentare carichi (attività che non rientra nella loro mansione e per la quale non hanno ricevuto la formazione obbligatoria), trasportare gli utenti da un luogo ad un altro anche con i propri mezzi di trasporto, ecc., questi lavoratori si ritrovano in una situazione di sfruttamento a cui è difficile poi sottrarsi.

  2. Inoltre si registra un bassissimo tasso di sindacalizzazione (pochi sono gli iscritti fra i lavoratori)

  3. I lavoratori non ricevono formazione, se non quella obbligatoria derivante dal testo unico sulla sicurezza, spesso svolta, non a caso, da enti collegati a quello di appartenenza

  4. Al momento dell’assunzione non sono informati dell’esistenza dell’RLS (Rappresentante dei lavori per la sicurezza)

  5. C’è un ampio ricorso ai contratti a chiamata

  • Si segnala, infine, la promiscuità in cui sono collocati i minori stranieri non accompagnati, che spesso sono ospitati in strutture CAS per adulti (mentre per legge devono essere collocati in strutture solo per minori), con la motivazione della emergenzialità.

Lascia un commento